VALORI

VALORI GUIDA. PARTECIPAZIONE E SOLIDARIETA’

Chi guarda dall’esterno il mondo chiuso e autoreferenziale della politica italiana avverte quasi un senso di vuoto: come una frana misteriosa che ha fatto cedere il terreno e ha interrotto di colpo il cammino delle idee. I valori a cui si ispira l’Associazione nella sua azione politico-sociale, sono quelli più elevati dell’Occidente, ereditati dalla filosofia greca, dal diritto romano e dalla fede cristiana, esaltati dal Rinascimento e riassunti dal Risorgimento.

LIBERTA’ E UGUAGLIANZA

Nei secoli passati questi due valori sono stati fonte di scontri durissimi. L’interpretazione radicale di entrambi, svincolata l’una dall’altra è stata la causa prima di quanto di peggiore gli Stati Europei possano aver mai manifestato a livello mondiale. Per noi, a partire dai Principi sopra elencati, è possibile una virtuosa commistione valoriale fra la forma di Stato liberal-democratica e la giustizia sociale. Per arrivare a ciò è fondamentale pensare come spazio del dominio di sé la giustizia come pratica del servizio del prossimo.

LIBERALISMO SOLIDALE

Il modello ideale che vogliamo seguire potrebbe essere definito come “liberalismo solidale “, dove la prima parola descrive la forma di uno Stato non ingerente ma sussidiario e la seconda indichi il valore che fonda l’indirizzo economico. In tal senso, la nostra visione non si porrebbe come astratta o utopistica, ma concreta e possibile, perché si rivolge alla mente e al cuore di ogni singolo attore sociale, pubblico e privato.

CENTRALITA’ DELLA PERSONA

Se non si vuole rinunciare agli ideali della democrazia (libertà, uguaglianza, partecipazione e solidarietà), non si può ulteriormente procrastinare la ristrutturazione della rappresentanza politica, perché torni ad essere espressione effettiva della società. Il modo più efficace di rigenerare la democrazia rappresentativa è di rimettere al centro della vita politica il cittadino che partecipa attivamente alla vita pubblica, puntando cioè ad una democrazia che si governi con l’azione dei cittadini nella società e nelle istituzioni.

Per ottenere questo bisogna collegare la partecipazione civica e politica dei cittadini ai valori democratici della solidarietà e dell’equità sociale. Ma questa a sua volta implica la capacità di superare logore discriminanti ideologiche. Si tratta insomma di promuovere una “democrazia dal basso” in aperta discontinuità con l’ancora vigente modello autoritario dei partiti novecenteschi, che hanno legittimato le vecchie oligarchie, perpetuandone la inamovibilità per la loro reale o presunta capacità di gestire i conflitti istituzionali. Solo la condivisione di valori comuni, ad iniziare dalle istanze di solidarietà espresse dalla società moderna, permetterà di superare le false suggestioni dei partiti personali per approdare a associazione di persone, e cioè : 

– Una organizzazione culturale che contrasti il diffuso deficit di partecipazione incoraggiando l’esperienza di forme di “democrazia deliberativa” attraverso la legittimazione di processi decisionali “di base” che si svolgano con metodo di dialogo in comunità locali di persone legate da interessi civici o economici;

– Una organizzazione culturale con applicazioni politiche che predisponga strumenti di formazione di alto livello specie per i giovani e che privilegi la costruzione di strutture organizzative “leggere”, ma fondate su idee, opinioni e programmi “forti”.

È importante considerare che le dottrine liberiste e socialiste si scontrano da due secoli nell’affermazione della centralità del mercato e dello Stato, come punto focale per la realizzazione di una società giusta. Ma in un caso l’uomo è ridotto ad ingranaggio di un sistema economico che in un contesto dove il consumismo logora la persona e il suo ambiente; nell’altro è svalutato a mero mattone che costituisce la piramide gerarchica statale all’interno della quale ogni specificità è artificiosamente resa nulla. In entrambe le dottrine la dignità dell’uomo è inconsiderata e vilipesa. Noi riaffermiamo con forza la centralità della persona umana, integralmente intesa, per la quale tanto il mercato quanto lo Stato sono un mezzo e non un fine.

SOLIDARIETA’

La solidarietà è quel forte legame di interdipendenza che dà valore alla socialità e che lega ogni persona umana al contesto di appartenenza. Tale vincolo è il solo che può spingere l’umanità verso una sempre più convinta unità, in nome della dignità e della fraternità universale.  La solidarietà, termine del diritto romano, significa “legame in solido”, cioè quella particolare condizione giuridica che lega ciascuno dei contraenti a rispondere per l’intero e non solo per la propria parte: ognuno, in una società solidale, compone una porzione diversa dello stesso corpo, e non vive né in concorrenza né in omologazione con le altre.

SUSSIDIARIETA’

La sussidiarietà è il principio chiave del rapporto fra società superiori e inferiori, per il quale le prime non devono usurpare le prerogative né avere ingerenze nei confronti delle seconde. Se il primato nella società spetta alla persona umana, allora dal basso verso l’alto alle libere aggregazioni deve essere lasciate la possibilità di raggiungere l’autorealizzazione, assicurandosi le condizioni necessarie e assumendosi personali responsabilità. Scopo delle società superiori è solo quello di garantire ciò che le inferiori non riescono e vigilare sul rispetto della dignità di ciascuna persona (fisica e giuridica).

BENE COMUNE

Fine di tutto l’agire culturale e politico è il bene comune, vale a dire l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria integrale perfezione più pienamente e rapidamente. Si tratta di un obiettivo costante, che non può essere raggiunto tramite un modello economico o giuridico specifico e assoluto. Esso si basa sulla natura sociale dell’essere umano ed è al di sopra degli interessi particolari e degli egoismi corporativi. Non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale e non è la somma dei cosiddetti “beni comuni”, perché non si tratta di una oggettività esclusivamente materiale ma, di una realtà umana e, in quanto tale, si compone di una parte anche spirituale. 

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