CHI SIAMO

LORENZA LEI

PERCHE’ SIAMO NATI

L’Italia è in una situazione di allarme. Le cifre sono loquaci e imparziali. A parte la momentanea e propagandistica enfatizzazione di alcune di queste cifre stesse.
La disoccupazione, in primo luogo giovanile, ha toccato livelli record provocando un’autentica emergenza sociale. Ogni giorno molte imprese chiudono per il crollo dei consumi e una pressione fiscale abnorme.
Negli ultimi anni la sostanza dei problemi è rimasta irrisolta. Le misure di austerità hanno prodotto recessione senza diminuire il debito pubblico, ora al suo massimo storico. I cambiamenti promessi si sono rivelati annunci infondati.
Intanto, nell’agorà mediatica, sono state demonizzate e giustiziate tutte le voci critiche sulle scelte confuse e contraddittorie dei governi nati per realizzare salvifiche politiche di austerità. Sono mancati dei seri progetti globali nati che i non pochi italiani pronti a scommettere sul futuro avrebbero senz’altro contribuito a realizzare anche a costo di sacrifici personali e collettivi.
E’ prevalsa la cultura della TEORIA del tornaconto individuale o di categoria. Eppure le organizzazioni degli imprenditori, dei lavoratori, degli artigiani, dei professionisti, avevano dato la loro fiducia e il loro appoggio, nonostante il malcontento e la rabbia dei loro iscritti e senza mettere in discussione il primato della politica.
In tutti i sistemi liberali più moderni i leader, più o meno carismatici, siano essi attori o protagonisti di successo delle serate televisive, non sono oracoli o guru o stregoni. La loro funzione di guida si afferma non solo dominando la scena televisiva o le piazze, ma sulla base di idee chiare e programmi definiti. Servono progetti capaci di porre mano sistematicamente ai grandi problemi che abbiamo di fronte.
Nostra volontà è quella discussione tramite convegni, seminari o altre possibilità di dibattito per raccogliere proposta di linee guida su argomenti strategici e di interesse della collettività e dell’essere umano, in particolare tramite il coinvolgimento di esperti e professionisti.
Le tematiche da approfondire sono tante, ma le priorità sono indubbie.
C’è chi spera di mitigare il disagio di alcune categorie limitate di lavoratori dipendenti con piccoli e strumentali sgravi fiscali, mentre i pensionati sono stremati con provvedimenti iniqui e il ceto medio – la spina dorsale della nostra democrazia – è letteralmente aggredito dagli aumenti di tasse e sugli stessi risparmi. Gli insegnanti, una categoria fondamentale per la formazione dei giovani e della classe dirigente del nostro Paese dimenticati e penalizzati.
Le misure adottate non garantiscono peraltro l’equilibrio dei conti pubblici e se ne prospettano altre che ridurranno ancora di più i redditi delle famiglie e diffonderanno paura e incertezza per il futuro. Cosi crolleranno i consumi, gli investimenti e l’occupazione. Chi crede che la crescita sia generata attraverso operazioni minime di redistribuzione della ricchezza obbedisce a vecchie pulsioni ideologiche e non tiene conto di quanto aggressivo sia in Italia il regime di tassazione falsamente progressivo.
Per questo è ormai indispensabile prevedere un fattibile progetto di riduzione della pressione fiscale. Intanto si annebbia il buonsenso degli Italiani fingendo di abolire le Provincie, che in realtà sono state trasformate in nuove costosi enti inutili governati da funzionari. E invece, per motivi del tutto ignoti, è di fatto svanita la riforma più urgente e utile: quella delle Regioni dove si annidano i maggiori centri di spesa e di sprechi. 

Anche in materia di queste riforme andrebbe elaborato e sostenuto un serio e organico progetto di riforme delle nostre istituzioni.
Cosi il Paese scivola verso un logoro ed esagitato leaderismo, lontano anni luce dai modelli delle grandi democrazie occidentali. Eppure il leaderismo è stato l’abbaglio degli ultimi due decenni durante i quali l’Italia ha perduto terreno nella competizione mondiale e oggi non è in grado di offrire prospettive e speranze alle generazioni dei giovani.
Noi non pensiamo che il declino sia inevitabile, ma che la conseguenza dell’inerzia sembra aver contagiato tanti di noi.
Dobbiamo reagire, organizzarci, preparare le condizioni per la nascita di una forza che si proponga di far crescere l’economia, vale a dire la sola strada per scongiurare il rischio che il debito pubblico distrugga il nostro futuro. Per raggiungere questo scopo occorre un progetto di crescita credibile e non un’accozzaglia di proposte pasticciate e vaghe. A tal fine l’Italia dovrà ottenere che le risorse di cui ha bisogno per gli investimenti produttivi siano escluse per alcuni anni dai calcoli sulla disciplina di bilancio prevista dalla Unione Europea. Occorre legare il rigore dei conti pubblici a misure espansive capaci di portarci fuori da una crisi che non sembra mai finire.
Non dimentichiamolo. L’Italia è tra i paesi che hanno fondato l’Europa, ovvero una straordinaria comunità di uomini e donne libere che devono restare padroni del loro destino. l’Europa deve ripartire da lavoro e welfare e andare avanti con le riforme, insomma più Europa per fermare i populismi. Solo così possiamo difenderci da giganti come la Cina e l’India. Siamo l’Europa dell’Umanesimo e del Rinascimento, di Pascal, dell’Illuminismo e della ragione come idea fondativa dello sviluppo umano.
E non ci sono parole più belle di quelle di Papa Francesco “L’ Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocolli e procedure da seguire. L’Europa davanti a sé non ha solo una inevitabile vecchiaia, ma la possibilità di una nuova giovinezza. E la speranza la può ritrovare nella solidarietà che è anche l’antidoto ai nuovi populismi. “Populismi” che “fioriscono proprio dall’egoismo, che chiude in un cerchio ristretto e soffocante e che non consente di superare la limitatezza dei propri pensieri e guardare oltre”.
Papa Francesco ha voluto anche lanciare un richiamo a ritrovare i valori dei Padri fondatori, come Alcide De Gasperi “all’origine della civiltà europea si trova il cristianesimo, senza il quale i valori occidentali di dignità, libertà e giustizia risultano per lo più incomprensibili”. Ma Papa Francesco ha voluto anche lanciare un monito a colmare “il vuoto di memoria” e ricordare che l’Europa è nata sulle “ferite della seconda guerra mondiale in un mondo che conosceva bene il dramma di muri e divisioni”. Bisogna puntare sull’uomo e non solo sull’economia e avere la forza di scommettere sul futuro di un’Europa che merita di essere costruita.
solo una cultura -politica e un’economia affrancate dalla corruzione potranno dare nuovo slancio al nostro Paese. Sulla base di queste convinzioni rivolgiamo un appello alle donne e agli uomini che, pur vivendo questa fase con preoccupazione, sono convinti che tutti insieme possiamo ancora farcela. La gravità del momento merita un’aperta e franca discussione. Così si potranno gettare le basi di un Progetto Italia per prossimi vent’anni.