Questa grande emergenza del coronavirus ha messo in evidenza i grandi meriti ma anche le fragilità del nostro sistema sanitario. La sanità è delegata dalla Riforma Costituzionale alle regioni. Ma in questi momenti abbiamo visto decisioni e assistenze diverse da Regione a Regione.

Il bene primario per i cittadini, la salute deve tornare ad essere gestita a livello centrale, dallo Stato.

Occorre chiederci perché l’assistenza sanitaria è stata demandata alle Regioni secondo quanto stabilisce l’art. 117 della Costituzione. La scelta della sanità alle regioni fu determinata da due motivi: diminuire il ruolo della burocrazia e dare contenuto alle autonomie regionali come processo civile nel senso di coinvolgimento della popolazione alla sanità. Le Regioni hanno commesso l’errore storico di trasformarsi in 21 stati: ognuno come una grande struttura burocratica e amministrativa. Ripetendo in piccolo gli errori dello Stato centrale. Identificando nel solo ospedale lo strumento per risolvere le problematiche sanitarie. Non poteva non accadere quello che vediamo tutti giorni, non solo le regioni che vanno  una contro l’altra ma addirittura creano conflitto con lo Stato centrale. Come dice il presidente della Lombardia che un suo decreto è superiore a quello del governo centrale.

In questa situazione di pandemia non può non esserci un coordinamento unico. E poiché le Regioni vanno ognuna per conto proprio è indispensabile che il coordinamento della sanità ritorni allo Stato centrale. Per fare questo occorre abolire il titolo V della riforma costituzionale e far ritornare tutto alle funzioni centrali tenendo presente però che il metodo di gestione della sanità da parte del governo centrale non può non essere un metodo di programmazione. Lo Stato centrale stabilisce i principi generali ai quali tutte le regioni devono attenersi e nell’ambito del quale piano ogni regione realizza un servizio sanitario regionale rapportandosi alla propria realtà territoriale.

La sanità si è ospedalizzata, trascurando la organizzazione sanitaria territoriale e questo si è rivelato, come lo dimostra la situazione attuale, che è stato, forse, il più grande errore culturale commesso.  Altro grande problema emerso in questo drammatico momento è la mancanza di

molti medici specialisti negli ospedali.  La causa è da ricercarsi nella decisione di mettere il numero chiuso a medicina.

Il numero chiuso si è rivelato un errore. Le menti più aperte sostenevano che era meglio seguire il metodo francese che consiste nell’iscrivere tutti gli studenti che lo richiedono.  Ma al primo anno si studia Biologia, Chimica, Fisica e Anatomia umana normale e in Francia tutti coloro che non superano l’esame con una media adeguata non vengono considerati idonei a continuare gli studi in medicina.

In una società, come la nostra, che invecchia sempre più siamo il secondo Paese più anziano dopo il Giappone, cosa bisogna fare?

Il problema dell’invecchiamento agli studiosi più avveduti era già chiaro negli anni ’70 – ‘ 80 ed inutilmente sostenevano che occorreva fare un SSN che tenesse conto di un servizio sanitario rapportato a questa realtà.  L’intervento più significativo sugli anziani, il più importante di tutti, era la prevenzione che si poteva realizzare soltanto con adeguate strutture territoriali. Solo a livello territoriale si possono realizzare questi interventi. Una adeguata assistenza agli anziani che non possono essere dimenticati perché rappresentano la nostra storia, le nostre radici.

MAURIZIO BERTUCCI